La piazza di Imola nell'Ottocento

giugno 2011

Piazza Maggiore (oggi piazza Matteotti) di Imola nell'Ottocento è raccontata attraverso documenti, manoscritti e disegni conservati nei fondi dell'Archivio storico comunale e nelle raccolte della Biblioteca comunale di Imola: gli edifici civili e religiosi che su di essa si affacciano; gli usi della piazza con il mercato settimanale, le manifestazioni pubbliche, le feste e i tumulti popolari. Il viaggiatore immaginario che conduce la visita parte da Bologna e dopo un viaggio di circa 2 ore e mezza arriva a Imola.


In viaggio verso Imola

Partenza da Bologna con la guida turistica

Dopo un viaggio a cavallo di circa 2 ore e mezza si giunge a destinazione. A due miglia e mezzo dall'ingresso in città, sul lato destro della via Emilia, si incontra il Santuario della Beata Vergine del Piratello. L'edificio sorge sul luogo della miracolosa apparizione della Vergine al pellegrino Stefano Mangelli da Cremona nel 1483. Per gli imolesi il Piratello è stato per molto tempo meta ideale delle passeggiate fuori porta, almeno sino alla costruzione del cimitero comunale nel 1821.

 

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Itinerario italiano ossia descrizione dei viaggi per le strade più frequentate alle principali città d'Italia, Milano, stamperia Pasquale Agnelli, 1808.

La guida illustra attraverso molteplici itinerari le caratteristiche delle principali città italiane. Imola è descritta nell'itinerario XXX che da Bologna porta a Fano.

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Itinerario italiano ..., op. cit.

La guida racconta: fabbricata sulle rovine del Forum Cornelii, Imola è situata su di un ramo del fiume Santerno tra il Bolognese e la Romagna. Si osservano estese piantagioni di pioppi e le strade sono buone. Vi sono chiese che meritano di essere visitate, tra cui la cattedrale di San Cassiano in parte restaurata su progetto dell'architetto imolese Cosimo Morelli (1732-1812).

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Pietro Antonio Meloni, Tempio di S. Maria del Piratello, Imola, [ante 1833]. Incisione acquarellata.

Prima dell'ingresso a Imola si incontra lungo la via Emilia il Santuario della Beata Vergine del Piratello. L'immagine mostra un luogo verdeggiante, ideale per gli imolesi per le passeggiate fuori porta e per momenti di convivialità e di riposo. L'incisione è opera del pittore imolese Pietro Antonio Meloni (1761-1836).


Il volto di Imola nell'Ottocento

Visitare la città con pausa caffè dal signor Alberti

Le incisioni di Stefano Castellari mostrano Imola e i luoghi maggiormente significativi della città nella prima metà dell'Ottocento. Prima di visitare piazza Maggiore è possibile fermarsi per un buon caffè nella caffetteria gestita dalla famiglia Alberti. Il locale si trova a pochi passi dalla piazza sotto al portico, chiamato anche Porticaccio, lungo la via Emilia. La caffetteria già attiva dalla fine del Settecento amplia la sua estensione sino ad assumere la denominazione di "Caffè grande", luogo storico per gli imolesi, abbattuto negli anni Trenta del Novecento per fare posto al Centro cittadino e alla Casa del Fascio.

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Stefano Castellari, Pianta moderna della città d'Imola nel 1809, Imola, stamperia Benacci, in Giuseppe Alberghetti, Compendio della storia civile ecclesiastica e letteraria della città d'Imola, Imola, stamperia Filippini, 1810.

Imola è racchiusa dentro le mura. Il canale dei mulini che lambisce la città scorre a cielo aperto. Tra i pochi edifici che sorgono fuori le mura, circondati dai campi coltivati, è possibile individuare il convento dell'Osservanza fuori porta Montanara e l'Ospedale civile appena costruito fuori porta Bologna.

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[Stefano Castellari], [Vedute della città di Imola], s.n.t., in Giulio Cesare Cerchiari, Compendio storico di Imola, s.l., s.e., 1846.

La piazza Maggiore, la cattedrale di S. Cassiano, la chiesa dell'Osservanza, il ponte sul Santerno, la rocca e il Monte Castellaccio sono i luoghi principali della città descritti da Cerchiari nel suo Compendio storico attraverso le incisioni di Castellari.

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Avviso della mostra di statue di cera allestita da Francesco Grossi di Pavia nella bottega del caffettiere Alberti sulla via Emilia, Imola, 1801. Manifesto.

Pausa caffè nella caffetteria Alberti in centro sotto al portico lungo la via Emilia (oggi Centro cittadino). La bottega ospita nel 1801 una mostra itinerante di statue di cera curata da Francesco Grossi di Pavia. Le opere esposte sono 13 tra le quali spicca quella di Napoleone, primo console della Repubblica francese: un modo per mostrare agli imolesi che volto avesse l'attuale capo politico.


Gli edifici di piazza Maggiore

Palazzo comunale, portico dei Mercanti o del Passeggio, palazzo Sersanti, chiesa del Suffragio

Maggiore è il nome che storicamente identifica la piazza principale di Imola, che sorge quasi nel centro della città. Nell'Ottocento gli edifici civili e religiosi che su di essa si affacciano sono gli stessi che da tempo caratterizzano la sua fisionomia. Dal nucleo più antico (angolo via Emilia e attuale via Mazzini) il palazzo comunale ha occupato nel tempo anche la superficie dell'antica pieve di S. Lorenzo. Sotto le antiche arcate dei portici dei Mercanti e di palazzo Sersanti hanno sede numerose attività commerciali. Nell'Ottocento l'unico edificio religioso che si trova sulla pubblica piazza è la chiesa del Suffragio.

 

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Bernardo Rosaspina, Piazza d'Imola, s.l., s.e., [1832-1846]. Incisione.

Gli edifici che si affacciano sulla piazza Maggiore sono: a sinistra il palazzo comunale, di fronte il portico dei Mercanti, a destra palazzo Sersanti. Le spalle dell'osservatore sono rivolte alla chiesa del Suffragio e alle case appartenute al cardinale Anton Domenico Gamberini, segretario di Stato di Gregorio XVI. La selciatura della piazza risale alla seconda metà del Settecento.

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[Stefano Castellari], [Vedute della città di Imola], s.n.t., in Giulio Cesare Cerchiari, Compendio storico di Imola, s.l., s.e., 1846.

Nel punto in cui il decumano (via Emilia) incontra il cardo (asse via Appia - via Mazzini) sorge il palazzo comunale (a sinistra). L'edificio, più volte modificato e ampliato, è sede delle magistrature cittadine dall'inizio del Duecento. L'ingresso principale sormontato dal balcone risale al 1758 su progetto dell'architetto bolognese Alfonso Torreggiani. Di fronte si ammira il portico dei Mercanti, chiamato anche degli Speziali o del Passeggio. Plurisecolare è la presenza delle numerose attività commerciali sotto le antiche arcate del portico.

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Alfonso Torreggiani, Pianta al piano terreno del palazzo pubblico dell'illustrissimo ed eccelso Magistrato della città d'Imola [Imola, 1750]. Inchiostro acquarellato.

Pianta del piano terra del palazzo comunale: il n. 1 indica il portico lungo la strada Romana (via Emilia); il n. 5 corrisponde alla Dogana (sull'attuale via Appia); il n. 7 è l'ingresso principale su piazza Maggiore; i nn. 23, 24 e 26 corrispondono ad altrettante botteghe. A sinistra è presente l'indicazione "San Lorenzo", l'antica pieve a ridosso della quale è sorto il nucleo più antico del palazzo.

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[Simone Nelli], Prospetto e pianta di palazzo Sersanti, [Imola, prima metà XVII secolo]. Inchiostro acquarellato.

Palazzo Sersanti è l'ultimo nome che l'edificio ha avuto in ordine di tempo: "palazzo nuovo" all'inizio del Cinquecento; "Riario" in relazione ai committenti (Girolamo Riario e Caterina Sforza, signori di Imola e Forlì, 1473-1499); "palazzo dei Garzolari" o Pavaglione per la produzione dei bachi da seta, allevati al primo piano e venduti sotto al portico. Il disegno seicentesco attesta quanto poco sia cambiato l'edificio nel corso dei secoli.

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[Simone Nelli], Palazzo Sersanti. Particolare di botteghe e finestrone, [Imola, prima metà XVII secolo]. Inchiostro acquarellato.

Sotto al portico di palazzo Sersanti hanno sede 15 botteghe: 14 sotto la loggia e 1 sulla via Emilia. Nel disegno è riportato anche lo stemma posto su entrambi i lati del palazzo: è lo stemma con i simboli dei Riario Sforza (rispettivamente la rosa e la biscia).

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Gian Battista Zampieri, Progetto della nuova facciata alla chiesa del Suffragio in Imola, 19 aprile 1881. Inchiostro su lucido.

Costruita su progetto dell'architetto imolese Lorenzo Mattoni nel 1687, la chiesa del Pio Suffragio è dedicata a san Felice da Cantalice, san Gaetano e san Francesco Saverio, predicatori amati dalla religiosità popolare per la loro umiltà e devozione. Nella chiesa si riunivano la Pia Unione dei settantadue nobili, l'Unione degli osti e vinattieri della piazza e la Congregazione dell'Aurora. Il filo che le univa erano le preghiere e le funzioni celebrate per l'intercessione dei defunti.


Avvenimenti in piazza Maggiore

Manifestazioni pubbliche, mercato, spettacoli e tumulti

Animata di colori e voci, la piazza è il luogo centrale della vita cittadina, un grande palcoscenico su cui sfilano nel carro del tempo vicende quotidiane e importanti avvenimenti che segnano la storia della città. I commercianti ambulanti che affollano la piazza per il mercato settimanale, dagli ortolani ai venditori di frittelle, dai fabbri ai saltimbanchi.  Le manifestazioni pubbliche in epoca napoleonica con pranzi patriottici, apertura di fontane di vino e distribuzione di pane ai poveri. Il ritorno di papa Pio VII nel 1814 che saluta gli imolesi dal balcone del palazzo comunale. Le feste con la tradizionale tombola di Ferragosto e i fuochi d'artificio per l'annuale festa dello Statuto. Le grida delle donne del popolo durante il tumulto del 1874 quando assaltano i forni e i rivenditori di pane.

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Iacopo Nicolò Filippini, Memorie quotidiane degli anni 1797-1801, Imola, secc. XVIII-XIX. Manoscritto.

Don Filippini, parroco di S. Lorenzo, è testimone oculare delle vicende quotidiane imolesi riportate dal 1797 al 1801 nel suo diario. Nella pagine trovano spazio diverse notizie dalle condizioni metereologiche agli spettacoli in programma in città. Il 13 agosto 1801, festa di san Cassiano, patrono di Imola, è eretto in mezzo alla piazza l'albero della libertà. In piazza sono previsti inoltre nel pomeriggio la corsa del pallio e in serata lo spettacolo di fuochi artificiali.

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Albero della libertà, [Imola, 1801]. Inchiostro acquarellato.

Albero della libertà eretto in piazza Maggiore. Nel disegno predominano il verde, il bianco, il rosso, i colori della bandiera della Repubblica Cispadana, diventata bandiera nazionale il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Il berretto frigio rosso posto in cima è uno dei simboli della Rivoluzione francese.

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Macchina per i fuochi artificiali eretta in Imola in onore di Napoleone, [Imola, 1801]. Inchiostro acquarellato.

La macchina dei fuochi artificiali per i festeggiamenti in onore di Napoleone deve avere gli stessi colori riportati nel disegno. Il verde, il bianco e il rosso della bandiera nazionale si alternano al blu, al bianco e al rosso del tricolore francese. Le figure femminili della Libertà e della Pace e il berretto frigio sono un preciso richiamo ai principi della Rivoluzione francese.

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Giovanni Battista Cecchi, Il santo padre Pio VII fermato in Imola nella mattina del 10 aprile 1814, Firenze, eredi Benedetti, [1814]. Incisione.

Il 10 aprile 1814 in viaggio verso Roma di ritorno dall'esilio francese, papa Pio VII si ferma a Imola. Dopo la celebrazione il papa si affaccia dal balcone del palazzo comunale per salutare e benedire gli imolesi accorsi per rendergli omaggio. Il saluto avviene dal palazzo sede delle magistrature cittadine, perchè il il papa ritorna come capo spirituale ma soprattutto come capo temporale.

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Capitolato per l'appalto del dazio pei posteggi nella pubblica piazza d'Imola, 1822. Manifesto.

Il capitolato riporta le tariffe che i venditori ambulanti devono pagare all'appaltatore per l'occupazione del suolo pubblico nelle giornate di mercato. Ortolani, venditori di agnelli, capretti e pollame, arruotatori, merciari, fabbri, calzolai, lardaruoli e vasari sono alcuni dei tanti commercianti che affollano il consueto mercato settimanale sulla pubblica piazza. Presenti anche ciarlatani e saltimbanchi.

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Avviso per l'estrazione della tombola in piazza Maggiore il 15 agosto 1847, Imola, tipografia Galeati, 1847. Manifesto.

Tradizionale è la tombola in piazza il giorno di Ferragosto, in occasione dell'annuale fiera di San Cassiano. Ogni cartella costa 10 baiocchi e contiene 15 numeri. L'estrazione ha inizio alle 5 del pomeriggio. Ai lati della piazza prenderanno posto i banditori che ripeteranno i numeri estratti scritti su cartelloni collocati in diversi punti della piazza. In caso di brutto tempo o di piena del fiume Santerno (!) la tombola sarà rinviata.

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Nota dei numeri estratti nella tombola di Ferragosto, Imola, tipografia Galeati, 1847. Locandina.

Ecco le cartelle vincitrici della tombola di Ferragosto pubblicate il giorno successivo alla manifestazione. Le tombole estratte sono tre: la prima vince il premio più alto di 500 pezzi da cinque franchi, la seconda 150, la terza 50.

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Avviso per le celebrazioni dell'annuale festa dello Statuto, Imola, 1868. Manifesto.

La prima domenica di giugno di ogni anno si celebra la festa dello Statuto. Nel 1848 il re Carlo Alberto aveva promulgato lo Statuto (noto con il nome di Statuto albertino) che con l'Unità nazionale del 1861 è esteso a tutto il regno. A Imola i festeggiamenti prevedono sfilate militari, illuminazione degli edifici pubblici, fuochi d'artificio e spettacoli musicali sulla pubblica piazza.

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Cronaca d'Imola dal 19 marzo 1865 a tutto il 1901, scritta dai discendenti di Giulio Cesare Cerchiari, per disposizione del medesimo. Manoscritto.

2 giugno 1874, ore 7:15 del mattino. I prezzi alti di molti generi alimentari di prima necessità e il lavoro mal retribuito degli operai scatenano la protesta delle donne del popolo. Al suono della campana della Scuola comunale le donne con i loro bambini scendono sulla pubblica piazza a manifestare. Assaltano i negozi, soprattutto i forni e i rivenditori di pane. Il 5 giugno in seguito al tumulto il sindaco Codronchi decide la riapertura delle cucine economiche con distribuzione di minestra e pane a basso costo. Duemila i pasti distribuiti ogni giorno.