Imola ai tempi di Dante

Documenti dell'Archivio storico comunale di Imola

La documentazione del periodo medievale dell'Archivio storico comunale di Imola comprende 1413 documenti prodotti dalle magistrature cittadine di Imola.

Dalla prima attestazione della concessione alla comunità imolese di importanti diritti da parte del vescovo nel 1084, che sancisce la nascita del comune, fino alla diretta soggezione della città allo Stato pontificio, sancita dalla Bolla d'Oro, emanata da papa Giulio II il 4 novembre 1504.

Dalle antiche pergamene emerge vivace e laboriosa la vita quotidiana di Imola tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento.

Nei documenti privati, come le compravendite, sono custodite preziose informazioni sull’organizzazione dello spazio urbano con le sue contrade, sulla costruzione del Palazzo comunale e sulla sistemazione delle piazze.

Il Libro rosso, ossia il Registrum comunis Ymole del 1239, attesta i diritti della comunità imolese. Il Liber societatum  civitatis Imole, registro in pergamena del 1272, custodisce i nomi degli associati imolesi alle corporazioni di mestiere: i giudici con i medici e i notai, i macellai, gli agricoltori con i birocciai, i calzolai, i falegnami con i muratori, i lavoratori della canapa, i mercanti, i conciapelli, i fabbri. Le loro attività si concentrano nelle botteghe sotto i portici o in banchi provvisori nelle giornate di mercato, che ha il suo perno nelle piazze di Imola, nel cuore della città.

Gli Statuti comunali del 1334, base normativa per diversi secoli, regolamentano i tanti aspetti del vivere comune.

Percorso documentario realizzato in occasione delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri 1321-2021

consulenza scientifica
Tiziana Lazzari

testi
Federica Cavina, Simona Dall'Ara, Tiziana Lazzari

progetto grafico
Mannes Laffi / mudesign

fotografie
Gabriele Angelini, Daniele Ciccariello, Fausto Rivola

Grazie anche al contributo di
Istituto per i beni artisitici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna           
(LR 18/2000- Piano bibliotecario 2020)


Il comune di Imola ai tempi di Dante

Nel 1278 l’imperatore Rodolfo d’Asburgo riconosce alla Chiesa il governo dell’intera Romagna. A Imola, come altrove nella regione, si scatenano violenti conflitti fra la parte guelfa, raccolta attorno alla famiglia Alidosi e alla società di San Martino, e la parte ghibellina, con a capo la famiglia dei Nordigli e coordinata dalla società di San Donato. Dopo quasi trent’anni di scontri, prevale la parte guelfa e, nel giugno del 1305, il comune di Imola accetta il dominio della Chiesa, firmando un patto di soggezione che vieta a qualunque ghibellino di partecipare al governo della città.

All’inizio del Trecento, il dominio pontificio controlla la nomina delle magistrature comunali e cioè il podestà e il capitano del popolo, che devono essere persone di parte guelfa, gradite al papa. Chi non è soddisfatto delle sentenze dei giudici locali può presentare appello ai tribunali romani. L’autorità pontificia impone un prelievo fiscale a favore della curia romana, che si traduce in tasse straordinarie, le “collette”, sempre più frequenti e onerose.

Per ripartire il carico delle “collette”, rendendolo meno pesante per la parte guelfa, vincente, nel 1311 il comune decide di ricalcolare gli estimi, cioè le liste che registrano il valore del patrimonio di ogni cittadino, valore sul quale sono calcolate in percentuale le “collette”. I ghibellini non subiscono il colpo passivamente e scoppiano nuove rivolte che terminano solo quando, nel 1334, Lippo Alidosi diventa signore della città e ottiene il titolo di vicario pontificio.

apri

}

"Pagina professionis simulque pacti", 5 giugno 1084. Bim, ASCI, Pergamene, mazzo I, n. 3

Il 5 giugno 1084 nel chiostro del monastero di S. Maria in Regola, Morando, vescovo di Imola, concede alla cittadinanza imolese il diritto di riscuotere le imposte sul transito delle merci (il teloneo) e l’uso del porto di Conselice. Sottoscrivono il patto il vescovo Morando e dieci cittadini imolesi.
Questa concessione sancisce la nascita del comune di Imola.
La presenza di un porto nella zona di Conselice può sembrare oggi un fatto straordinario, ma in epoca medievale tutta la "bassa" imolese era una zona intersecata da canali navigabili, utilizzati principalmente per il trasporto delle merci: da Conselice si poteva navigare anche fino a Venezia (ne è testimonianza un patto commerciale del 1099). Il trasporto delle merci su acqua, fiumi e canali, usato in numerose città, fra cui la stessa Bologna, era più economico, veloce e sicuro di quello su strada.

apri

}

Libro rosso, 1084-1558. Bim, ASCI

"Istud est registrum comunis Imole".
"Questo è il registro del comune di Imola", denominato dalla tradizione locale "Libro Rosso" forse per un'antica rilegatura oggi perduta. È il liber iurium, ossia il registro in cui sono trascritti i documenti che attestano i diritti della comunità imolese.
I libri iurium sono dei cartulari che dalla fine del XII secolo iniziano a essere compilati nei comuni delle città dell’Italia centrosettentrionale con la trascrizione di quegli atti ritenuti dalle magistrature cittadine come costitutivi dell’identità di quella comunità.

apri

}

"Liber summarum extimi", 1312. Bim, ASCI, Pergamene, mazzo VI, n. 53, part. elenco contribuenti della contrada Selice

Gli estimi sono liste di cittadini, compilate per volere delle magistrature comunali ai fini della tassazione stabilita in base ai beni mobili e immobili posseduti. Negli estimi di Imola del 1312 sono elencati i cittadini imolesi (i capifamiglia) tenuti al pagamento delle tasse. Anche i nullatenenti sono tassati per 1 lira di bolognini. Il bolognino è la prima moneta di Bologna, coniata fin dal 1191 per concessione imperiale, utilizzata anche in altre città che avevano rapporti soprattutto economici con Bologna, fra cui Imola.


Il palazzo comunale

All’inizio del Trecento, il Palazzo comunale e la piazza Maggiore (piazza Matteotti) occupano materialmente e simbolicamente il centro della città, frutto del grande cantiere aperto un secolo prima dal neonato comune desideroso di affermare la propria autorità.

Grazie a un’intensa campagna di acquisti, le magistrature comunali si appropriano della strategica area sita all’incrocio del decumano (via Emilia) e del cardo (via Appia e via Mazzini) di epoca romana. I lavori per la prima sede del palazzo, posta a sud della via Emilia, partono nel 1209 e già nel 1214 un atto notarile è rogato sotto il suo portico; presto si affianca una seconda sede, sita oltre la strada, verso nord.

In pochi decenni, il Palazzo comunale si amplia ed è costituito da due edifici, collegati nel 1255 da un ponte sopra la via Emilia: il palazzo “vecchio”, sede del podestà e del consiglio generale, e il palazzo “nuovo”, sede del capitano del popolo, dove si trovano anche le carceri e la cappella.

Nucleo principale del palazzo “nuovo” è la casa del nobile Cacciaguerra de’ Marescotti, acquistata nel 1230, con una torre svettante sopra l’incrocio cardo-decumano che diviene la torre del comune e dalla cui cima la campana civica scandisce le attività quotidiane della città, definendo lo spazio sonoro del comune.

apri

}

"Venditio", 28 gennaio 1214. Bim, ASCI, Pergamene, mazzo I, n. 50

Nel 1214 un atto di compravendita fra il comune di Imola e un privato cittadino è rogato sotto al portico del palazzo, "sub porticu domus comunis Imole", dove "domus" è usato come sinonimo di palazzo, a testimonianza che il palazzo comunale è già stato in buona parte costruito.

(citazione: "sub porticu domus comunis Imola" è scritto nella prima riga del documento)

apri

}

"Instrumentum syndicatus", 10 aprile 1255. Bim, ASCI, Pergamene, mazzo II, n. 10

Un atto di concordia del 1255 fra alcuni membri di famiglie imolesi è rogato "in ponte pallatii comunis Ymole", testimoniando che a metà Duecento esistono il palazzo "vecchio" e il palazzo "nuovo” del comune, costruiti ai due lati della via Emilia, uniti da un "ponte".

(citazione: "in ponte pallatii comunis Ymole" è scritto nella seconda riga del documento)

apri

}

L’antica Torre del Comune nel 1553. Bim, ASCI, Campioni comunali, n. 14, c. 290v

All'inizio ci fu il palazzo "vecchio" (a destra della torre) con un portico già esistente nel 1214. Poi venne il palazzo "nuovo" (a sinistra della torre). A collegare il vecchio con il nuovo venne realizzato un "ponte" di collegamento documentato nel 1255.
Al centro la torre.
La torre faceva parte del complesso residenziale della famiglia Marescotti e venne acquisita dal comune di Imola, insieme all'intera proprietà, nel 1230. Diverse modifiche apportate nel tempo alle strutture murarie per adeguare gli edifici alle esigenze degli uffici, compromisero la staticità della torre che crollò la notte tra il 20 e il 21 gennaio 1553.


Le piazze e il mercato

 

Sul fianco del Palazzo comunale, e realizzata negli stessi anni, si apre piazza Maggiore o platea maior (piazza Matteotti) che rappresenta lo spazio pubblico e laico della città. Sulla piazza si affacciano gli uffici comunali della pesa e delle gabelle, l’ospedale, un albergo e numerose botteghe e vi si tiene il mercato del grano, per il quale si usano misure bollate dal comune a garanzia di equità (una testimonianza di unità di misura medievale, relativa a coppi e mattoni, è ancora scolpita alla base di uno dei pilastri del voltone del palazzo).

La piazza confina a sud con il campo e il cimitero della pieve cittadina di S. Lorenzo, primitiva sede delle magistrature comunali, e a nord con la strada maggiore, la via Emilia, che la collega alla platea parva del Comune (piazza Caduti per la libertà), detta anche Campo S. Paolo (dalla chiesa dei SS. Donato e Paolo oggi scomparsa), antico forum romano e sede del mercato quotidiano di generi alimentari.

Piazza Maggiore, Campo S. Paolo e il tratto di via Emilia che li unisce formano un’unica area a forte vocazione commerciale, i cui confini sono codificati negli statuti del 1334. Nelle piazze vigono apposite leggi che ne garantiscono controllo e sicurezza, come le regole per la tenuta dei banchi al mercato e per i venditori, le pene quadruplicate per i reati, la pulizia periodica ogni 15 giorni a spese del comune.

apri

}

"Instrumentum renovationis pacti", 27 luglio 1282. Bim, ASCI, Pergamene, mazzo III, n. 144

L’abate della chiesa e del monastero di S. Paolo rinnova al comune di Imola l’enfiteusi, ossia l’affitto, per 69 anni della piazza di S. Paolo (attuale piazza Caduti per la libertà), sede del mercato dei generi alimentari, che nell’atto è definita "campus Comunis". L’atto è rogato nel palazzo "vecchio" del comune, "palatio veteris", la prima sede comunale posta all’incrocio fra le attuali vie Emilia e Mazzini.
L'abate Antonio Ferri che all'inizio del Settecento ha ordinato la documentazione medievale ha scritto sulla pergamena "5 luglio", ma la datazione del documento è secondo la consuetudo bononiensis. La data corretta è 27 luglio.

(citazione: "palatio veteris" è scritto nella quinta riga del documento, dal basso)

apri

}

"De tricolis vendentibus herbas alias res in platea sive campo S. Pauli". Bim, ASCI, Statuti, libro III, rub. 118

Il mercato dei generi alimentari si svolge in piazza campo S. Paolo, l’antico foro romano (attuale piazza Caduti per la libertà), dove i fruttivendoli, chiamati "tricoli", vendono frutta, verdura, ma anche formaggi, pollame e altri volatili.

Trascrizione:
"De tricolis vendentibus herbas alias res in platea sive campo S. Pauli. Statuimus quod tricole se utricoli vendentes herbas vel alias res in paltea sive campo S. pauli, quod est comunis Imole, non possint vel debeant inquietari vel molestari per aliquos officiales vel gabellarios […] Et non possint aliqui tricoli vel tricole vendentes herbas, alibi vendere quam in platea, loco sive campo predictis et supradictis, pena contrafacientibus viginti sol. bon. Pro quolibet et pro qualibet vice qua contrafecerint; salvo quod supradicti tricoli et tricole possint vendere herbas predictas in ortis eorum".

Traduzione:
"Sui fruttivendoli che vendono erbe e altre cose in piazza o campo S. Paolo.
Stabiliamo che le fruttivendole e i fruttivendoli che vendono erbe e altro in piazza o campo San Paolo del comune di Imola non possano o debbano essere disturbati o infastiditi da diversi ufficiali o gabellieri […] e non possono i fruttivendoli o fruttivendole che vendono erbe, vendere altrove che in piazza, luogo o campo predetti e sopra detti, sotto la pena per i contravventori di venti soldi di bolognini per ognuno e per ogni volta che avranno contravvenuto; salvo che sopradetti fruttivendoli e fruttivendole possano vendere le predette erbe nei loro orti".

apri

}

Confini delle piazze del comune di Imola stabiliti dagli statuti. Bim, ASCI, Statuti, libro III, rub. 11

Gli statuti del 1334 stabiliscono i confini delle piazze di Imola, corrispondenti alle attuali piazza Matteotti e piazza Caduti per la libertà.

Trascrizione dalla quarta riga:
"… intelligendo plateas a cantone domorum illorum de Pizolis usque ad cantonem piscarie recte per Stratam Maiorem eundo, et capiendo totam plateam comunis Imole et campum S. Pauli".

Traduzione:
"… per piazze si intende dall’angolo della casa della famiglia Pizoli fino all’angolo della pescheria procedendo dritto per strada Maggiore e comprendendo tutta la piazza del comune di Imola e il campo S. Paolo".

La casa della famiglia Pizoli era ubicata all’angolo tra la via Emilia e la piazza Maggiore, in corrispondenza dell’edificio che diventerà palazzo Sersanti. La pescheria era posta all’angolo tra la via Emilia e il campo S. Paolo (oggi piazza Caduti per la libertà). La piazza quindi non comprende solo gli spazi aperti ma anche i portici e il tratto della via Emilia. Costituisce lo spazio pubblico per eccellenza a vocazione fortemente commerciale e mercantile, ma è anche un’area in cui le norme di sicurezza pubblica sono più rigorose. Infatti i reati commessi entro i suoi confini sono puniti con pene quadruplicate rispetto agli stessi commessi in altri luoghi. Gli Statuti stabiliscono inoltre per le piazze precise norme di igiene e decoro.

apri

}

Misure ufficiali di coppi e mattoni

Alla base di uno dei pilastri che sostengono il voltone del palazzo comunale sulla via Emilia sono ancora scolpite le sagome delle misure ufficiali di coppi e mattoni in uso nella città di Imola in epoca medievale. L’uso di mettere a disposizione strumenti ufficiali di misura durante il mercato serve a garantire la correttezza delle transazioni commerciali: l’acquirente può così verificare che il venditore gli venda prodotti secondo le misure regolari e non di dimensioni ridotte per aumentare il proprio guadagno in modo fraudolento. Ciascuna città nel Medioevo era dotata delle proprie unità di misura di peso, lunghezza, superficie e capacità di liquidi. Modalità di misura differenti che restarono in uso per lungo tempo sino all’Unità nazionale nel 1861.


Igiene e decoro urbano

Molte norme degli statuti del 1334 riguardano l’igiene e il decoro urbano, aspetti importanti per il comune, disattesi però dai cittadini.

Oltre alla piazza centrale, si devono tenere pulite anche le altre strade e piazze, quasi tutte sterrate e facile ricettacolo di sporcizia. Perché non si riducano a fanghiglia fetida quando piove, è vietato gettare a terra letame e immondizia, così come buttare acqua, o altro, dalle finestre.

I barbieri, che svolgono anche piccoli interventi chirurgici, molti con la bottega in piazza Maggiore, non devono insozzare il terreno con il sangue dei loro clienti.

Dentro le mura vige il divieto di allevare capre o pecore, ma i maiali possono circolare liberamente se hanno l’anello al naso.

I privati non possono costruire su suolo pubblico e devono recintare le proprie corti con un muretto; i portici e le strade, di cui sono stabilite le larghezze, devono essere liberi da ostacoli quali carri o altri oggetti, ma si deroga per i tini nel periodo della vendemmia.

Le botteghe artigiane che causano rumori, fetori e sporcizia sono collocate ai margini della città o all’esterno, fatta eccezione per i beccai (macellai).

apri

}

"Nessuno quando piove deve gettare immondizia nelle piazze pubbliche". Bim, ASCI, Statuti, libro III, rub. 53

Trascrizione:
"Quod aliquis, quando pluit, non debeat proicere putredinem in plateis publicis.
Statuimus quod aliquis de civitate Imole, quando pluit, non debeat prohicere aliquam puitredinem vel letamen per aliquam plateam vel per Stratam Maiorem civitatis Imole, pena viginti sol. bon".

Traduzione:
"Nessuno quando piove deve gettare immondizia nelle piazze pubbliche.
Stabiliamo che nessuno della città di Imola, quando piove, getti immondizia o letame in piazza o per la Strada Maggiore della città di Imola, a pena di 20 soldi di bolognini".

apri

}

"I marescalchi non facciano immondizia nelle piazze di Imola". Bim, ASCI, Statuti, libro III, rub. 84

"Quod mareschalchi equorum non faciant putredinem in plateis Imole".
"I marescalchi non facciano immondizia nelle piazze di Imola".

Gli statuti stabiliscono che i marescalchi e i barbieri della città di Imola non sporchino di sangue la piazza maggiore, a pena di 5 soldi di bolognini.
I barbieri nel medioevo non si occupavano solo di taglio barba e capelli, ma la loro attività era molto più ampia e prevedeva anche piccoli interventi chirurgici ed estrazioni dentarie.

apri

}

"Divieto di far circolare maiali nella città di Imola". Bim, ASCI, Statuti, libro III, rub. 80

"Ne quis permittat ire porcos per civitatem Imole"
"Divieto di far circolare maiali nella città di Imola".

Camminando per le strade dell’Imola medievale non era strano imbattersi in vari tipi di animali che vi circolavano, come maiali, pecore e capre, soprattutto nei giorni di mercato. Vige il divieto però per tutto un mese all'anno, presumibilmente settembre, di far circolare liberamente i maiali. Nel restante periodo invece possono girovagare per la città, ma con l’anello al naso, in modo che non possano grufolare in giro.


Le botteghe

La potente corporazione dei beccai realizza il pelatoio (macello) e la beccheria (macelleria) a pochi passi dal Palazzo comunale, nell’attuale piazza Gramsci. Cattivi odori, urla di animali macellati, sangue e carcasse di bestie sono tollerati fino al 1334, quando gli statuti obbligano a recintare con un muro il “giardino dei beccai”. Si macella lontano dalla vista e poi si mette subito in vendita la carne, perché non si deteriori, nei banchi posti sul fronte della beccheria, sulla via Emilia.

Per continuare la spesa, ci si sposta nell’adiacente Campo S. Paolo, dove i fruttivendoli tengono il mercato delle erbe, delle uova e del pollame, e dove commerciano fornai e pescivendoli, con pesce sempre fresco perché ogni sera ai pesci invenduti è amputata la coda da ufficiali del comune affinchè non siano riproposti il giorno dopo. Per carne e formaggi stagionati ci si reca dai lardaroli, sotto il portico del palazzo “vecchio”.

Intorno a piazza Maggiore vi sono negozi di beni più pregiati: sul lato est, dove oggi è palazzo Sersanti, si vende il sale; sul lato nord, sotto il lungo portico che costeggia la via Emilia, si trovano i merciai, per panni e stoffe, e gli speziali, che propongono merci di drogheria, erboristeria e farmacia.

Le spezierie si situano vicinissime all’Ospedale dei Devoti.

apri

}

Il giardino dei macellai deve essere chiuso. Bim, ASCI, Statuti, libro IV, rub. 41

"De giardino becchariorum murando"
"Sulla chiusura del giardino dei macellai"

Le macellerie cittadine (le beccherie) hanno sede nell'attuale piazza Gramsci e la macellazione degli animali avviene nel pieno centro della città, causando odori, rumori e sporcizia. Il fetore che turba chi passa da quelle parti e che pervade la città non è più tollerato dall'autorità cittadina. Gli Statuti del 1334 impongono alla corporazione dei macellai, sotto la pena di 100 lire di bolognini, di recintare l’intera zona, chiamata "il giardino dei beccai", con un muro.

apri

}

Matricola delle arti del 1272. Bim, ASCI, Pergamene, mazzo III, n. 94, "Liber societatum civitatis Imole"

La Matricola delle arti del 1272 è il registro che custodisce i nomi degli appartenenti alle corporazioni di mestiere della città di Imola: i giudici con medici e notai, i macellai (beccai), gli agricoltori con i trasportatori (birocciai), i calzolai, i falegnami con i muratori, i lavoratori della canapa, i mercanti, i conciapelli, i fabbri. Per ogni corporazione vi è la lista dei cittadini iscritti, anche se non tutti gli iscritti svolgevano effettivamente quel mestiere. Far parte di una corporazione di mestiere è requisito indispensabile per partecipare alla vita politica e, pertanto, anche gli esponenti di nobili famiglie s'iscrivevano ad una corporazione per avere accesso alle cariche pubbliche.

apri

}

Il nonno di Benvenuto Rambaldi da Imola è iscritto nella Matricola delle arti del 1272. Bim, ASCI, Pergamene, mazzo III, n. 94, c. 7r

Fra gli iscritti della corporazione dei calzolai è presente il nome di "dominus Anchibene Rambaldi", nonno di Benvenuto Rambaldi da Imola (Imola, 1330-Ferrara, 1388), letterato e docente, uno fra i primi e più autorevoli commentatori della Commedia di Dante.


L’Ospedale

L’Ospedale dei Devoti è fondato tra il 1261 e il 1266 e occupa nel tempo l’intero fabbricato delimitato dalle vie Emilia a sud, Vaini a est, S. Pier Grisologo a nord e vicolo Giudei a ovest. La fondazione dell’ospedale è opera della Compagnia dei Devoti, chiamata anche Società della Beata Maria Vergine o Società di S. Maria delle Laudi, sviluppatasi a Imola attorno al 1260, a seguito della predicazione di Raniero Fasani da Perugia. Sin dalla fondazione, nella gestione ospedaliera i Devoti affiancano alle pratiche di ospitalità per i pellegrini e i viaggiatori bisognosi, la cura degli infermi. La denominazione “S. Maria della Scaletta” compare nei documenti dalla fine del Trecento.

apri

}

Indulgenza concessa alla Società dei devoti della Beata Vergine Maria di Imola, Avignone, 2 luglio 1335. Bim, Archivio dell’Ospedale S. Maria della Scaletta di Imola, Carte riordinate da Domenico Andreini, cartella, n. 1

Dodici vescovi concedono ognuno 40 giorni di indulgenza a tutti i laici appartenenti alla Società dei Devoti della Beata Vergine Maria di Imola che, pentiti e confessati, ogni giorno dell’anno dopo compieta (l’ultimo momento di preghiera della giornata) si riuniranno nella sede dei frati domenicani di Imola per cantare le laudi o per portare ceri accesi in onore della Beata Vergine.
La redazione del documento e la realizzazione della decorazione della pergamena avviene nella città francese di Avignone, dove dal 1309 era stata trasferita la sede papale.
Le riunioni e le celebrazioni religiose della Compagnia dei Devoti di Imola si tengono inizialmente nell’ospedale fondato dalla compagnia. Dagli anni Trenta del Trecento le riunioni si svolgono nel convento dei frati domenicani di Imola (attuale Sala del Capitolo dei Musei civici).

apri

}

Indulgenza concessa alla Società dei devoti della Beata Vergine Maria di Imola, Avignone, 18 ottobre 1345. Bim, Archivio dell’Ospedale S. Maria della Scaletta di Imola, Carte riordinate da Domenico Andreini, cartella, n. 2

Dodici vescovi concedono ognuno 40 giorni di indulgenza alla Società di Santa Maria delle Laudi di Imola che ogni giorno dell’anno, dopo compieta, si riunisce nella sede dei frati domenicani di Imola per cantare e ascoltare le laudi in onore della Beata Vergine Maria. L’indulgenza è rivolta a tutti coloro che, pentiti e confessati, entreranno in detta Società o parteciperanno all’ascolto delle laudi, a tutti coloro che hanno fatto o faranno opere pie o elemosine in nome della Società, a tutti coloro che la aiuteranno, e a tutti coloro che, con i membri della Società, porteranno il Corpo di Cristo o l’olio sacro agli infermi o che parteciperanno alla loro sepoltura.
La redazione del documento e la realizzazione della decorazione della pergamena avviene nella città francese di Avignone, dove dal 1309 era stata trasferita la sede papale.
La Vergine con in braccio il Bambino avvolge con il suo mantello (consueta rappresentazione della Misericordia) un gruppo di persone, identificabili con i membri stessi della Società.
Le riunioni e le celebrazioni religiose della Compagnia dei Devoti di Imola si tengono inizialmente nell’ospedale fondato dalla compagnia. Dagli anni Trenta del Trecento le riunioni si svolgono nel convento dei frati domenicani di Imola (attuale Sala del Capitolo dei Musei civici).

apri

}

La scaletta, simbolo dell’ospedale di Imola. Bim, Archivio dell’Ospedale S. Maria della Scaletta di Imola, Carte riordinate da Domenico Andreini, b. DI, n. 89 “Campione figurato de beni dell’Ospedale d’Imola fatto del 1636”

La denominazione di ospedale "della Scaletta" compare nella documentazione dalla fine del Trecento. Dall'inizio del Quattrocento l’immagine della scala a pioli sormontata dalla croce compare sui sigilli, sugli emblemi dell'ospedale e della confraternita e anche sui documenti.


Francescani e Domenicani

Nel corso dei secoli XIII e XIV lo sviluppo urbano di Imola è influenzato dall’arrivo in città degli ordini mendicanti, in particolare Francescani e Domenicani. Arrivano quando da poco si è completato il nuovo assetto urbano, frutto di un delicato equilibrio fra nuove magistrature comunali e gruppi di potere nobiliare e religioso. I conventi di Francescani e Domenicani s’inseriscono in questa realtà non senza tensioni: dapprima si stabiliscono fuori le mura, i Francescani a ovest tra il 1222 e il 1223 e i Domenicani a nord dal 1227. Nel 1250 i Domenicani avviano i lavori, ultimati nel 1374, per la costruzione in città di chiesa e convento (oggi sede dei musei civici); i Francescani nel 1359 iniziano la costruzione dentro le mura della chiesa e del convento, oggi sedi del teatro e della biblioteca comunali.

apri

}

Pittore marchigiano, Madonna della Misericordia, angeli musicanti e i santi Francesco e Biagio, sec. XIV, ottavo-nono decennio, Imola, ex chiesa inferiore di S. Francesco

Questo affresco, emerso sotto strati di intonaco nel 1982, è testimonianza dell'arte tardo gotica a Imola. Sotto un baldacchino sorretto da angeli, la Madonna della Misericordia raccoglie e protegge sotto un ricchissimo manto foderato di pelliccia i fedeli che a lei rivolgono i loro sguardi devoti. Ai lati sono presenti san Francesco (a sinistra) e san Biagio (a destra).

apri

}

I frati Minori di Imola conservano la documentazione del Comune di Imola nel loro convento.
Bim, ASCI, Statuti, libro I, rub. 24

Sin dal Medioevo la comunità francescana imolese riveste un ruolo di prestigio e mantiene ottime relazioni con il governo della città al punto che il convento era considerato sicuro per garantire la conservazione e la protezione dell’archivio del comune di Imola, in particolare di quei documenti che ne attestano i diritti giuridico-istituzionali, come disposto dagli Statuti del 1334. Le nove chiavi che chiudono lo scrigno con le preziose carte sono nelle mani di coloro che rivestono le più alte cariche nella comunità locale, uomini di potere, insieme al sacrista del convento minorita, religioso di somma fiducia.