Proposte di ricerca

Le ultime proposte di ricerca curate dagli archivisti

Proposte di ricerca tra le carte dell'Archivio storico comunale e dell'Archivio Tozzoni che ripercorrono momenti e vicende della storia di Imola tra medioevo ed età contemporanea. Dalla documentazione emergono le vite di bambini e ragazzi, di uomini e donne, di famiglie e associazioni imolesi dei secoli scorsi.
La documentazione archivistica è consultabile nella Sala Archivi e Rari della Biblioteca comunale di Imola aperta dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 13.00 e il martedì pomeriggio dalle 14.15 alle 18.45 (sino alle 19.00 in orario estivo).
 


La città dei matti

novembre 2008

Nel 2008 è ricorso il trentennale della legge Basaglia 180/1978 che ha decretato la chiusura dei manicomi. Tra Ottocento e inizio Novecento a Imola sono stati costruiti due importanti strutture manicomiali, il Manicomio  di S. Maria della Scaletta (Osservanza) e il Manicomio provinciale di Bologna in Imola (Lolli). Le dimensioni e la portata di questi edifici è tale che possono essere definiti vere e proprie città nate all'interno della città. L'Archivio storico comunale di Imola ha in deposito dal 1985 parte degli Archivi dei Manicomi Osservanza e Lolli.


 

 

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Pianta della città di Imola, 1809.
Incisione di Stefano Castellari su disegno di Giuseppe Magistretti.

La pianta mostra il volto di Imola all'inizio dell'Ottocento. Fuori porta Bologna è stato da poco costruito l'ospedale e alle sue spalle si estende un'ampia area coltivata su cui sarà successivamente realizzato il Manicomio centrale (intitolato a Luigi Lolli). Fuori porta Montanara sorge l'antico convento dell'Osservanza attorno al quale sarà costruito alla fine del XIX secolo il secondo Manicomio della città.

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Cassiano Tozzoli. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.9.8.

Cassiano Tozzoli, classe 1785, è il fondatore dell'Asilo psichiatrico, il primo nucleo del Manicomio di Imola, inaugurato nel 1844. Tozzoli propone la costruzione dell'Asilo nel terreno adiacente all'ospedale, ma con accesso indipendente, e ne sottolinea l'ottima posizione in direzione delle colline.

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Felice Orsini, "Pianta del Manicomio centrale d'Imola e di una piccola parte dell'Ospedale civile", datata 1 giugno 1897. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

I numeri XI e XIII segnati in pianta con colorazione diversa corrispondono all'Asilo psichiatrico fondato da Tozzoli: dispone di 60 posti letto ed è il primo ad essere costruito in Romagna, non come reparto all'interno dell'ospedale, ma come struttura indipendente. Sin dal 1847 l'Asilo ospita degenti che provengono da altre province come Forlì, Ravenna, Ferrara.

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Luigi Lolli. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.9.8.

Luigi Lolli, nato a Riolo nel 1819, medico, è il fondatore e il direttore del manicomio. Il Lolli è la mente e l'anima delle due strutture manicomiali sino alla sua morte avvenuta nel 1896.

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Pianta del pianterreno e del primo piano con destinazione d'uso degli ambienti del Manicomio centrale, datata 14 febbraio 1892. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

Il Manicomio centrale è costruito tra il 1869 e il 1880 su progetto dell'architetto Antonio Cipolla di Napoli. Come suggerito dal Lolli, la struttura è a padiglioni indipendenti disposti su tre linee parallele, con la capacità di 800 posti letto. La superficie complessiva di estensione del Manicomio è di 40.000 metri quadrati.

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Disegno dell'ingresso principale del Manicomio centrale. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

Il Manicomio è una struttura chiusa. E' un luogo nel cuore della città, ma sostanzialmente proibito. Una delle strutture visibili dall'esterno è l'ingresso.

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"Imola. Entrata al Manicomio provinciale". Imola, Carlo Barelli e figli, 1900. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 295bis.

Per accedere al Manicomio centrale si oltrepassa il ponte sopra il Canale dei mulini che all'inizio del Novecento scorre a cielo aperto. Ai lati dell'ingresso sono visibili gli stemmi di S. Maria della Scaletta a destra e del Comune a sinistra, mentre in alto si legge "Miseris succurrere disco". L'iscrizione fa parte del verso virgiliano "Non ignara mali, miseris succerrere disco" che significa "non ignara delle sventure, apprendo così ad aiutare gli infelici" (Eneide, I, 630). Oltre il muro si intravede il giardino.

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Ernesto di Sambuy, "Progetto di giardino per l'entrata sud al Manicomio d'Imola", datato Roma, 24 febbraio 1877. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

La progettazione del giardino è affidata a Ernesto di Sambuy che nel 1877 ha all'attivo la progettazione dei giardini Margherita di Bologna. Nel disegno sono indicate le specie arboree che, distribuite con grande precisione, dovranno essere presenti, tra cui quercia, acacia, pino, platano, ippocastano, magnolia.

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"Imola. Ingresso Manicomio provinciale". Imola, Vespignani, 1900. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 296.

La cartolina mostra la portineria dell'ingresso laterale del Manicomio centrale adiacente alla rocca sforzesca. Mentre la cancellata non c'è più, la portineria con diversa destinazione d'uso è ancora oggi esistente.

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Felice Orsini, "Pianta del Manicomio centrale d'Imola e di una piccola parte dell'Ospedale civile", datata 1 giugno 1897. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

Nel decennio 1881-1890 i degenti del Manicomio centrale provengono da diverse province tra cui Modena, Arezzo, Bari e Milano. Lo spazio non è più sufficiente. Il Lolli inizia la costruzione del Manicomio dell'Osservanza, nato come appendice del centrale. Nel 1897 il Comune di Imola decide di vendere il Manicomio centrale alla Provincia di Bologna. La pianta realizzata dall'ingegnere comunale Orsini è allegata all'atto di vendita. Rimane di proprietà della Congregazione di carità di Imola l'Osservanza che all'inizio del Novecento è ampliato.

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Felice Orsini, "Progetto di ampliamento, modificazione, risanamento del Manicomio dell'Osservanza in Imola", datato 15 luglio 1898. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/27.

L'area su cui sorge il Manicomio dell'Osservanza, compresa la colonia agricola, è di circa 75.000 metri quadrati. La struttura, che riesce a ospitare sino a 1000 degenti, è a padiglioni indipendenti. Il sistema, ideato dall'Accademia delle Scienze di Parigi, risale al 1788, ma all'inizio del Novecento è ritenuto ancora il più completo e perfetto.

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Felice Orsini, "Progetto e preventivo di spesa per la costruzione di uno stabilimento bagni e cure idroterapiche", datato 27 marzo 1901. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/27.

La progettazione dell'ingegnere comunale Orsini comprende anche la realizzazione di uno stabilimento per i bagni e le cure idroterapiche per i degenti, generalmente presente nelle strutture manicomiali. Tra le pratiche terapeutiche maggiormente utilizzate per le malattie mentali l'idroterapia occupa un posto rilevante.

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Veduta aerea del Manicomio dell'Osservanza. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.1.74b.

La fotografia mostra l'estensione della struttura del Manicomio costruita attorno all'antico convento. La lavanderia è posta subito dopo l'ingresso. A destra si estende l'area coltivata e gli edifici dove i degenti svolgono diverse mansioni lavorative. In fondo al cortile principale è riconoscibile lo stabilimento dei bagni e delle cure idroterapiche.

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Veduta aerea del Manicomio dell'Osservanza. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.1.73b.

La fotografia mostra in primo piano la casa colonica e i campi coltivati dai degenti. Anche il lavoro soprattutto dei campi è inteso come importante terapia nella cura dei malati.

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"Imola. Manicomio dell'Osservanza. Veduta generale". Imola, Cartoleria Pasini e figlio, 1932. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 291bis.

Un'altra immagine del Manicomio dell'Osservanza vista dalla rocca sforzesca. A sinistra è riconoscibile la torre di uscita del vapore prodotto dalla lavanderia.

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"Imola. Manicomio Osservanza". Torino, Diena Industrie Artistiche Riunite, 1900. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 292.

Se dalla didascalia della cartolina non sapessimo che si tratta del Manicomio dell'Osservanza, si potrebbe pensare alla veduta di un viale cittadino qualsiasi. Una della caratteristiche principali delle due strutture manicomiali di Imola è proprio la loro straordinaria dimensione, se rapportata all'estensione complessiva della città tra Otto e Novecento.


Vita da nobili: la famiglia Tozzoni

maggio 2009

La famiglia Tozzoni, di nobile e antica discendenza, si trasferisce a Imola da Bologna nel XV secolo e dalla metà del Cinquencento abita nel palazzo posto nell'attuale via Garibaldi n. 18, dimora della famiglia sino alla metà del Novecento. Nel 1666 Ciro Tozzoni acquisisce il titolo di conte. Grazie a strategie matrimoniali, i Tozzoni intrecciano parentele con importanti famiglie, tra cui i Sassatelli di Imola, i Ferrari di Modena, i Serristori e i Torrigiani di Firenze con cui si assicurano stretti rapporti con i reali Savoia.  Numerosi possedimenti terrieri sono alla base della ricchezza e del potere della famiglia. Nel 1978 gli eredi di Sofia Serristori donano al Comune di Imola l'Archivio Tozzoni unitamente al palazzo, in cui ancora oggi è conservato. L'Archivio è consultabile su prenotazione presso la Sala Archivi e Rari della Biblioteca comunale di Imola.

 

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Stemma della famiglia Tozzoni, 1823. ATI, titolo 9, cartone I.

Il cervo rampante su campo rosso è lo stemma della nobile famiglia Tozzoni di Imola. E' Ciro che nel 1666 acquisisce il titolo di conte.

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Albero genealogico di Gian Ciro Tozzoni, 1823. ATI, titolo 9, cartone I.

Gian Ciro Tozzoni nel 1823 chiede di entrare nell'antico Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Per ottenere l'alto riconoscimento presenta una ricca documentazione che attesta la sua nobile ascendenza. L'albero presenta gli ascendenti di Gian Ciro sino ai bisnonni paterni e materni.

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"Libro delle nascite de figli del conte Ciro e contessa Samaritana". ATI, titolo 1, cartone I.

Il 28 dicembre 1858 all'età di 19 anni Samaritana Sassatelli sposa Ciro Tozzoni di un anno più giovane. Nell'arco di 25 anni nascono ben 17 figli. E' proprio Samaritana a lasciare memoria di tutti i figli nel "libro delle nascite", scrivendo le loro date di nascita e i loro nomi.

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Francesco Giuseppe Tozzoni, bambino. ATI, titolo 49, cartone I.

Alle balie erano affidati l'allattamento e la cura dei bambini Tozzoni nei loro primi anni di vita. Generalmente sono i piccoli a seguire le balie nelle loro case. Il rientro in famiglia avviene all'età di due anni e mezzo circa.

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"Orario invernale 1866". ATI, titolo 50, cartone IV, fascicolo 9.

L'istruzione dei giovani Tozzoni avviene in casa con istitutori privati. Le lezioni di leggere e scrivere insieme alle altre attività, dalla pulizia personale alle passeggiata pomeridiana, sono rigorosamente distribuite nell'arco della giornata dalle 8 del mattino alle 8 di sera.

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Lettera di Cecilia Tozzoni allo zio Alessandro Tozzoni, datata Massa 31 marzo 1792. ATI, titolo 31, cartone XIV, fascicolo 48.

L'istruzione delle bambine di casa Tozzoni avviene in istituti religiosi generalmente in Toscana e in Umbria. Come Cecilia che studia nel monastero di Massa e che il 31 marzo 1792 scrive allo zio Alessandro per augurargli una buona Pasqua.

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Lettera di Clotilde Tozzoni allo zio Giorgio Barbato Tozzoni, datata Urbino 23 dicembre 1821. ATI, titolo 34, cartone IV, fascicolo 44.

Clotilde, come Cecilia, studia lontano da casa, a Urbino, dove qualche giorno prima del Natale 1821 scrive, anche a nome della sorella Vittoria, allo zio Giorgio Barbato. Clotilde scrive che lei e la sorella desiderano tanto rivedere la loro madre, segno che raramente ritornavano a casa.

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Francesco Giuseppe Tozzoni con la divisa della Scuola della Marineria di Genova, 1873. ATI, titolo 49, cartone I.

Dopo l'istruzione ricevuta privatamente a casa, Francesco Giuseppe Tozzoni prosegue gli studi alla Scuola della Marineria di Genova. Qui è fotografato con la divisa della scuola all'età di 14 anni.

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Pagella di Francesco Giuseppe Tozzoni, allievo della Scuola di Marineria di Genova, 1875. ATI, titolo 51, cartone I, fascicolo 3.

I voti ottenuti dal giovane Francesco Giuseppe Tozzoni nel giugno del 1875. Un bel 9 in lingua tedesca e in attrezzatura e manovra di vele, come si addice ad un buon uomo di mare, e un discreto voto, 7, in ballo. Su 36 alunni, Francesco Giuseppe è il decimo della sua classe.

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"Estratto dei castighi subito dall'allievo sig. Tozzoni Francesco durante il mese di gennaio 1880". ATI, titolo 51, cartone I, fascicolo 3.

Francesco Giuseppe Tozzoni riceve due punizioni nel gennaio 1880, perchè sorpreso a fumare in luogo proibito il 1 gennaio e perchè detiene tabacco in studio il 16 gennaio. Pane e minestra per tre giorni è la prima punizione, stare in piantone con la carabina durante la ricreazione sempre per tre giorni è la seconda. Due anni dopo, nel 1882, l'ufficiale Francesco Giuseppe è membro dell'equipaggio della corvetta Vettor Pisani e per mare compie un viaggio intorno al mondo che durerà sino al 1885.

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"Nota del parafreno e corredo dell'illustrissima signora Orsola Bandini sposa promessa col nobil omo signor conte Giorgio Tozzoni d'Imola". ATI, titolo 4, cartone IV, fascicolo 25.

Una volta cresciute, le giovani ragazze in età da marito devono sposarsi. La ricerca del futuro sposo non è così facile, numerose trattative falliscono. Sono infatti le famiglie degli sposi che stipulano un vero e proprio contratto di carattere economico. La dote della sposa è un elenco redatto dal notaio, in cui ogni oggetto ha una precisa stima economica. Il documento riporta la prima pagina della dote di Orsola Bandini di Faenza data in sposa nel gennaio 1819 a Giorgio Barbato Tozzoni. Dagli abiti ai guanti, anche colorati, ai fazzoletti, Orsola ha un ricco corredo che comprende anche gioielli e un pianoforte per un valore complessivo di 1490 scudi.


La piazza di Imola nell'Ottocento

giugno 2011

Piazza Maggiore (oggi piazza Matteotti) di Imola nell'Ottocento è raccontata attraverso documenti, manoscritti e disegni conservati nei fondi dell'Archivio storico comunale e nelle raccolte della Biblioteca comunale di Imola: gli edifici civili e religiosi che su di essa si affacciano; gli usi della piazza con il mercato settimanale, le manifestazioni pubbliche, le feste e i tumulti popolari. Il viaggiatore immaginario che conduce la visita parte da Bologna e dopo un viaggio di circa 2 ore e mezza arriva a Imola.


Senza eredità: storie di esposti

giugno 2011

L'assistenza ai bambini abbandonati o orfani è stata la principale funzione svolta nel corso dei secoli da importanti istituzioni imolesi: il Brefotrofio e gli Orfanotrofi maschile e femminile. Documentato dal 1477 con sede nell'Ospedale S. Maria della Scaletta, il brefotrofio accoglie i bambini appena nati abbandonati occupandosi del loro mantenimento sino alla maggiore età. Gli orfanotrofi, attivi dal 1562 (il maschile) e dal 1563 (il femminile), accolgono bambini e bambine a partire dai 7 anni fornendo loro un'istruzione di base e l'insegnamento di un lavoro. I documenti dell'Archivio del Brefotrofio e dell'Archivio degli Orfanotrofi maschile e femminile, depositati presso l'Archivio storico comunale di Imola, raccontano le vite di tanti bambini, ragazzi e ragazze, fulcro e anima di questi istituti assistenziali della città, mettendo in luce le loro storie.

 

 


Storie di migranti, 1880-1914

maggio 2018

Gli ultimi decenni dell’Ottocento sono caratterizzati da un flusso migratorio in costante aumento che dall’Italia si muove verso l’Europa e le Americhe. Perché si emigra? Verso quali paesi? Si parte e non si ritorna? I documenti d’archivio e i giornali dell’epoca raccontano le vite e le vicende di imolesi che hanno deciso di mettersi in viaggio alla ricerca di migliori condizioni di vita: modalità, tempi, ricordi e materiali di viaggio, lettere di migranti, condizioni di vita all’estero.

La scelta e il commento dei documenti sono a cura dagli alunni delle classi 2C, 2E, 3A della Scuola secondaria L. Orsini di Imola (anno scolastico 2017-18) in collaborazione con l'Archivio storico comunale di Imola: D. Bernardis, G. Brunori, A. Freddi, N. Pennazzi, F. Turrini, D. Sabbatani, G. Galassi, M. Mugnaini, R. Bullara, G. Campomori, A. Casadio, S. Ciarlariello, L. Mandracchia, M. Mondani, F. Silvestre, M. Paltretti.

Nell'ambito del progetto "Dalla valigia allo zainetto: migranti di ieri e di oggi".

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Circolare della Prefettura di Bologna che su richiesta del Ministero dell’agricoltura, industria e commercio chiede notizie precise ai sindaci sull’emigrazione estera nei rispettivi territori. Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1882, b. 934, tit. 21, rub. 9, pos. 1

Da Imola si parte?
Il documento è datato 7 novembre 1882 e contiene le domande poste dal Ministero dell'agricoltura ai sindaci. Si vogliono conoscere le motivazioni che spingono la popolazione locale ad emigrare in altri Paesi esteri. La risposta del sindaco di Imola, Alessandro Alessandretti, riporta la notizia che da Imola ancora non si registra nel 1882 un flusso migratorio verso l'estero.

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"Movimento della popolazione. Prospetto trimestrale dell'emigrazione all'estero", ottobre-dicembre 1897. Bim, ASCI, Stato civile e movimento della popolazione, b. 1

Da Imola si parte!
Diversa è la situazione nel 1897. Nel prospetto, vidimato dal sindaco Luigi Molinari, sono riassunti i movimenti migratori nell’ultimo trimestre dell’anno, cioè da ottobre a dicembre 1897. Partono 116 persone, 57 maschi e 59 femmine, soprattutto agricoltori, contadini e pastori. Tra questi, 2 rimangono in Europa in Austria, mentre 114 si dirigono in America (113 in Brasile, 1 in Argentina).

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Matrice di passaporto per l’interno rilasciato nel 1885 a Carlo Dall'Olio, muratore di anni 21. Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1885, b. 983, tit. 20, registro n. 3, n. 48

La partenza.
Si viaggia nei periodi più caldi dell’anno e si parte solitamente da Genova. Chi decide di lasciare l’Italia necessita di un passaporto per l’estero che viene concesso dietro richiesta al Prefetto. Chi invece si sposta in Italia può richiedere il passaporto per l'interno al sindaco. Il Comune di Imola conserva le lettere di richiesta e le matrici dei passaporti per l’interno in cui sono annotati in modo assai preciso le caratteristiche fisiche e le “marche particolari” dei richiedenti. Mancano ovviamente le fotografie e non sempre è presente la firma del migrante, indizio di analfabetismo della persona.

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Pubblicità de "La Veloce. Navigazione italiana a vapore" inviata al sindaco di Imola, datata Bologna 28 aprile 1889 (fronte). Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1889, b. 1043, tit. 21, rub. 9

Il viaggio.
Molte compagnie di navigazione incentivano le partenze soprattutto di agricoltori, contadini o braccianti fornendo viaggi gratuiti alle famiglie e ai lavoratori al di sotto dei 45 anni. Ciò che li spinge a partire è la ricerca di una vita migliore, nonostante diverse siano le circolari del sindaco in cui si mette in allerta chi progetta di partire, per la mancanza di lavoro anche oltre oceano. Tra gli imolesi che partono ci sono anche persone colte, professionisti che cercano fortuna oltreoceano praticando il proprio mestiere. Si trova lavoro specialmente nell'agricoltura, nella pesca e nel piccolo commercio.

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Pubblicità de "La Veloce. Navigazione italiana a vapore" inviata al sindaco di Imola, datata Bologna 28 aprile 1889 (retro). Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1889, b. 1043, tit. 21, rub. 9

Il viaggio.
Abbiamo analizzato la pubblicità di compagnie di navigazione a vapore come "La Veloce". Questa concede passaggi gratuiti alle famiglie agricole per il Brasile in base ad accordi stipulati con l’Impero del Brasile. Parte da Genova e segue tre linee: per l’Argentina, per il Brasile e per il Marocco. Il viaggio è offerto a famiglie formate da marito e moglie con figli, con generi o senza, da vedovo o vedova con figli, con avo ed avola, cioè i nonni, al seguito.

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Cartolina postale con piroscafo "Città di Milano" della Compagnia La Veloce di Genova. Bim, Carte Giuseppe Cita Mazzini, b. 6

Il viaggio.
Giuseppe Cita Mazzini (Imola, 1873-1953), medico, giornalista e scrittore, ha unito alla sua professione, una passione profonda per i viaggi che lo hanno portato a girare il mondo, soggiornando a Parigi, a Santiago del Cile e a Callao (Perù). Nelle sue carte si conservano taccuini di viaggio in cui Cita racconta (e disegna) itinerari, paesi, persone, impressioni e sentimenti.

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Itinerario di viaggio "La Veloce. Navigazione italiana a vapore. Linea dell'America centrale. Piroscafo "Città di Milano". Partenza da Genova 5 novembre 1912". Bim, Carte Giuseppe Cita Mazzini, b. 6

Il viaggio
Itinerario di viaggio del piroscafo "Città di Milano" su cui nel novembre 1912 viaggia Cita diretto in Perù. Il piroscafo parte da Genova il 5 novembre e arriva a Colon (Panama) il 29 novembre successivo. Per giungere alla sua destinazione, a Callao in Perù, Cita si imbarca poi sull'Urubamba e giunge a destinazione il 10 dicembre.

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"L'immane catastrofe del transatlantico "Titanic". I disperati tentativi per salvare la nave. L'agonia del colosso. Oltre 1500 morti", Corriere della sera del 17 aprile 1912, p. 3

Il viaggio.
Non sempre gli spostamenti erano così agevoli. Nelle pagine del Corriere della Sera del 16-20 aprile 1912 si racconta la tragedia del Titanic. Il transatlantico affonda nella notte tra il 14 e il 15 aprile; il viaggio era da Southampton (UK) a New York (USA). Affonda tra le 22:00 e le 04:00 a 270 miglia da Capo Race (Terranova), urtando contro un iceberg, mentre si dirigeva verso il porto di Halifax. Vennero in suo aiuto il Virginian, che si trovava a 20 miglia dal Titanic, il Baltice e il Carpatic, altri piroscafi presenti in Atlantico. Già l’indomani sui giornali iniziano a comparire notizie sul naufragio, grazie alla presenza del telegrafo. Si contano tra i passeggeri 2358 persone: 350 di prima classe, 305 di seconda classe e 903 persone dell’equipaggio; i dispersi nel mare non furono meno di 1500. Coloro che sono stati salvati ammontano a circa 675 persone, donne e bambini.

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Comunicazione del sottoprefetto di Imola al sindaco di Imola, relativa all’emigrazione negli Stati Uniti d’America, datata Imola 7 maggio 1885. Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1885, b. 984, tit. 21, fasc. “Oggetti diversi”, n. 73

L'arrivo.
Tra il 1880 e il 1915 approdano negli Stati Uniti quasi 4 milioni di italiani. Appena sbarcati, dopo un viaggio interminabile, vengono ammassati negli edifici di Ellis Island, un’isola nella baia di New York. Qui si trova la Società per la Protezione degli italiani immigrati a New York. Il regio Commissariato per l’emigrazione ha istituito a New York una "Casa per gli Italiani" in cui si ospitano migranti sia in arrivo che in partenza con vitto e alloggio al prezzo di 2,50 lire (mezzo dollaro) al giorno. In una lettera al sindaco di Imola del 7 maggio 1885 si informa che una legge degli Stati Uniti pone un freno agli arruolatori di emigranti per gli USA che si arricchiscono praticando una bassa speculazione su di loro; si parla inoltre di pene nei confronti dei proprietari dei battelli che favoriranno l’imbarco.

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Angelo Cabrini, "Emigrazione ed emigranti. Manuale", Bologna, Zanichelli, 1911

L'arrivo.
L'acculturazione degli immigrati rientra tra le condizioni fondamentali imposte ad Ellis Island: anche per questa ragione venivano forniti ai nuovi arrivati negli USA libretti di istruzioni utili; requisito richiesto per l’ingresso negli USA era l’alfabetizzazione seppur minima dei migranti; dovevano almeno saper leggere e scrivere. Nel libro di Cabrini, "Emigrazione ed emigranti" si trattano i comportamenti che il migrante deve o non deve tenere nel paese in cui si sposta. Gli immigrati che giungono nei vari paesi sono spesso soggetti a truffe fra le quali annoveriamo quelle conosciute come “truffe all’americana”, che generalmente consistono nell’avvicinarsi del ladro che circuisce lo sprovveduto per estorcergli somme di denaro più o meno consistenti. Inoltre vi si trova una sezione che parla dei vari usi e costumi dei paesi di immigrazione come ad esempio Buenos Aires.

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Lettera di Carlo Costa ad Andrea Costa, datata Concepcion (Cile) 18 giugno 1891. Bim, Carte Andrea Costa, fasc. 1197

La corrispondenza al tempo delle migrazioni.
Tra migranti e imolesi più o meno illustri continuano i contatti a distanza tramite carteggi recapitati e smistati dal sindaco di Imola.
Dalle lettere emerge come la vita per gli italiani all’estero non sia affatto semplice. Sono presenti nel Fondo Andrea Costa lettere che provengono dal Sudamerica. Abbiamo analizzato la lettera scritta da Concepcion in Cile da Carlo Costa ad Andrea Costa il 18 giugno 1891. Carlo racconta la grave situazione economica presente seguita allo scoppio della rivoluzione e si narrano le soluzioni individuate insieme ad altri per affrontare il disagio: ad esempio, la costituzione di Società di Mutuo Soccorso.

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Lettere scambiate tra il sindaco di Imola e il sindaco di Philippeville in Algeria nel 1886, relative a notizie riguardanti Maurizio Baruzzi, di origine imolese ed emigrato a Philippeville. Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1886, b. 997, tit. 21, fasc. "Oggetti diversi", n. 56

La corrispondenza al tempo delle migrazioni.
Il sindaco di Imola fa da tramite per mantenere i contatti tra le famiglie e i migranti: connazionali che ora vivono all'estero che informano i parenti della buona salute e dei guadagni, espatriati che chiedono notizie dei propri cari. Nel 1886 il sindaco di Imola informa i familiari che il connazionale Maurizio Baruzzi di cui il padre a Imola non aveva notizie da tempo abita a Philippeville in Algeria, gode di buona salute, ha 3 bambini, lavora molto e guadagna bene.

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Lettera di Cesare Gnugnoli al sindaco del Comune di Imola, datata Panama 26 luglio 1887. Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1887, b. 1013, tit. 21, fasc. "Oggetti diversi", n. 64

La corrispondenza al tempo delle migrazioni.
Cesare Gnugnoli, originario di Sesto imolese, si trova in America da circa 4 anni e chiede al sindaco di Imola notizie sulla sua famiglia di cui non ha saputo più nulla. Cesare si trova a Panama "in una posizione alquanto bene".

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Lettera della Sottoprefettura di Imola al sindaco di Imola sull’emigrazione a Londra, datata 18 marzo 1887. Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1887, b. 1013, tit. 21, fasc. “Oggetti diversi”, n. 93

Condizioni di migranti all'estero.
Le circolari della Prefettura di Bologna o della Sottoprefettura di Imola sono indirizzate al sindaco che ha il compito di informare la popolazione sul loro contenuto, cercare di scoraggiare l'emigrazione da Imola verso l'Inghilterra.
In una, datata 1887, viene descritta la forte disoccupazione che, a Londra, non avrebbe permesso ai nuovi arrivati di trovare un lavoro. "La mancanza di lavoro è talmente estesa e grave che si calcola non esser meno di 200mila le persone disoccupate, camerieri, cuochi, falegnami e giornalieri d'ogni specie".

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Circolare del Ministero dell’interno in merito a "fanciulli italiani impiegati in mestieri girovaghi in Inghilterra", datata Roma 10 maggio 1890. Bim, ASCI, Carteggio amministrativo, 1890, b. 1058, tit. 20 fasc. “Oggetti diversi”, n. 11.

Condizioni di migranti all'estero.
La circolare risale al maggio 1890 e comunica che molti "fanciulli" italiani arrivati in Inghilterra sono oggetto di "commercio" o utilizzati in "mestieri girovaghi" proibiti dalla legge.

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Carlo Paladini, "L’emigrazione negli Stati Uniti", Roma, Tipografia dell’Unione cooperativa editrice, 1902 (estratto dalla "Rivista italo-americana", anno I, fasc. III, agosto 1902)

Condizioni di migranti all'estero.
Paladini descrive la difficile condizione in cui vivono numerosi immigrati italiani a Sckenectday, negli U.S.A., una città a metà strada tra Buffalo e Albany. Gli operai impegnati nella costruzione della ferrovia sono quasi tutti di origine meridionale e sono genericamente chiamati “neapolitans” e trattati come animali.

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Lettera del Consiglio dell'Istituto Italian Home in New York a Francesco Ginnasi, datata New York 23 dicembre 1890. Bim, Carte Francesco Ginnasi

Un imolese a New York.
Francesco Ginnasi (Imola, 1859-Medicina, 1943), medico chirurgo, presta servizio a Londra e a New York dove risiede per molti anni. A New York lavora all'Ospedale dei marinai italiani di New York, all'Ospedale italiano di New York “Italian House” che dava anche alloggio agli italiani disoccupati che non avevano casa né mezzi per pagare l’albergo, al Dispensario di New York, all'Old Marion street hospital (ruolo di ostetrico). Al 1890 risale la sua nomina nell'elenco dei medici componenti il corpo medico dell'Istituto italiano di New York.


Felice Orsini, patriota e rivoluzionario

dicembre 2019

Figura ancora oggi controversa quella di Felice Orsini (Meldola, 1819-Parigi, 1858).  Patriota animato da forti ideali di libertà e indipendenza oppure primo terrorista internazionale? Felice è noto infatti per avere attentato alla vita del re di Francia Napoleone III il 14 gennaio 1858  con il lancio di tre bombe. Il re ne uscì incolume, ma l'attentato causò la morte di 8 persone e il ferimento di 156. Felice fu condannato a morte e ghigliottinato a Parigi il 13 marzo 1858. Gli ordigni da lui ideati, utilizzati in successivi attentati, presero il nome di bombe Orsini

A Imola Felice trascorse la sua infanzia e parte della sua giovinezza, cresciuto dal severo e amorevole zio Orso Orsini a cui il padre Andrea lo aveva affidato all'età di circa 9 anni.

La proposta di ricerca su Felice Orsini, attraverso i materiali conservati nel Fondi archivistici e documentari raccolti nel Museo del Risorgimento di Imola, è realizzata in occasione del bicentenario della sua nascita.

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"F. Orsini", 1 foto, albumina. Bim, MRI, b. 31.11, fasc. "Orsini Felice" (MRI CV 161)

Felice Orsini nasce a Meldola (FC) nel dicembre 1819 da Andrea e Francesca Ricci. Il 18 dicembre è battezzato nella Chiesa di S. Nicolò di Meldola. All’età di 9 anni viene affidato allo zio paterno Orso Orsini di Imola, perché il padre Andrea, ex ufficiale al seguito di Napoleone durante la campagna di Russia, iscritto alla carboneria, era ricercato dalla polizia pontificia.
Felice cresce nella casa di via Appia dello zio Orso, uomo "austero, composto, riflessivo", diverso dal fratello Andrea "tutto foco e impeti e ribellioni". Orso alleva il nipote Felice come un figlio. A soli 17 anni Felice causa accidentalmente la morte di un uomo di fiducia del facoltoso zio Orso. Nel 1839, trasferitosi a Bologna per studiare legge all’università, Felice invia numerose lettere allo zio, conservate nell’archivio della famiglia Orsini, chiedendogli spesso l’invio di indumenti, libri e soldi. Sino alla laurea, conseguita nel 1843, ritorna a Imola durante le vacanze.

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"Felice Orsini. Numero unico. 29 novembre 1903", Imola, Coop. Tip. Editrice Paolo Galeati, 1903 (Bim, MRI, b. 31.11, fasc. "Orsini Felice")

"Felice rassomigliava moltissimo, nel
carattere, al babbo: tanto che si trovarono a cospirare insieme e, si può dire, legati alla stessa catena, quando a tappe, furono trasportati alla fortezza di San Leo. Venivano poi liberati nel ’46, per l’amnistia di Pio IX”. Così lo scrittore imolese Luigi Orsini in "Casa Paterna" (1931) rievoca i racconti che suo padre Leonida aveva fatto dello zio Felice. Anche se in casa Orsini per molto tempo l'argomento sulla sua morte non venne affrontato.

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"Memorie politiche di Felice Orsini scritte da lui medesimo e dedicate alla gioventù italiana", Torino, 1858

Felice Orsini è seguace di Mazzini e svolge attività rivoluzionaria nello Stato della Chiesa e in Toscana. Partecipa alla prima guerra d’indipendenza e alla Repubblica romana nel 1849, poi, recatosi in Ungheria, cerca di far disertare alcuni soldati dell’esercito austro-ungarico. Arrestato e inviato a Mantova, riesce a fuggire il 28 marzo 1856. Nel 1857 Orsini rompe i legami con Mazzini. Felice comincia a progettare un attentato contro Napoleone III, re di Francia, considerato nemico della libertà e fautore della caduta della Repubblica romana. Il 14 gennaio 1858, Felice insieme ai complici, Pieri, Rudio e Gomez, getta tre bombe contro la carrozza dell'imperatore. L'attentato causa la morte di 8 persone e il ferimento di 156, mentre Napoleone rimane incolume.

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"Felice Orsini", disegno di Masutti, incisione di Santamaria, [Milano, presso Alessandro Ripamonti Editore, 1863]. Bim, MRI, b. 31.11, fasc. "Orsini Felice" (MRI CV 149)

Le bombe per l’attentato a Napoleone III sono
progettate da Orsini, con mercurio fulminante come esplosivo e riempite di chiodi e pezzi di ferro. Diventeranno una delle armi più utilizzate negli attentati rivoluzionari e anarchici col nome di Bombe Orsini.

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"Felice Orsini davanti al tribunale", fotografia di Ugo Tamburini, Imola, [esec. 1904]. La foto ritrae un'illustrazione ottocentesca.
Bim, MRI, b. 31.11, fasc. "Orsini Felice" (MRI CV 153)

Dal carcere, senza chiedere la grazia, scrive una lettera al sovrano francese, che si conclude così: “Sino a che l’Italia non sarà indipendente, la tranquillità dell’Europa e quella Vostra non saranno che una chimera. Vostra Maestà non respinga il voto supremo d’un patriota sulla via del patibolo: liberi la mia patria e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno dovunque e per sempre”. Napoleone III, colpito da questa lettera, ne autorizza la pubblicazione sulla stampa.

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"Ultime ore di F. Orsini", Milano, Edit. Ronchi, 1 cartolina postale viaggiata (Imola, 14 novembre 1902). Bim, MRI, b. 31.11, fasc. "Orsini Felice".

Felice Orsini, condannato a morte, è ghigliottinato, insieme al Pieri, a Parigi il 13 marzo 1858.
Il clamoroso attentato a Napoleone III rende famoso Felice Orsini al punto che vengono pubblicate alcune sue biografie: del primo testo inglese ne sono stampate ben 35 mila copie, mentre l’autobiografia italiana ha tre edizioni nel giro di cinque mesi.

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"Viva Roma C[a]pitale D’Italia. Viva La Fratellanza Di Tutti I Popoli", [esec. ca. 1870], 1 foto, albumina.
Bim, MRI, b. 31.11, fasc. "Orsini Felice" (MRI CV 162)

L’immagine presenta i ritratti fotografici di sei uomini politici: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Ugo Bassi, Felice Orsini, Francesco Nullo e un giovane patriota al momento non identificato.
I ritratti sono inseriti in una cornice con decori e figure allegoriche.

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"Capelli del martire meldolese Felice Orsini con lettera, dedica, di chi custodì per molti anni sì pregiata reliquia".
Bim, MRI, b. 31.11, fasc. "Orsini Felice" (MRI CV 152)

Una piccola ciocca di capelli di Felice Orsini, unita ad un nastro tricolore, è applicata ad un biglietto da visita di Vincenzo Aterini, direttore del Pensionato scolastico di Firenze. La reliquia laica dal 12 dicembre 1852 è conservata a casa Mochi a Firenze sino all'11 novembre 1918, giorno del dono di Aterini a Ernestina Orsini, vedova Spadoni, figlia di Felice.


Viaggio alla scoperta della terra con Giuseppe Scarabelli

1820-2020: percorso didattico per il bicentenario della nascita

Pronti per un viaggio avventuroso alla scoperta della terra? Chi è e che cosa fa il geologo? Come si legge e a cosa serve una carta geologica? Con noi c'è una guida d'eccezione: lo scienziato, geologo e archeologo imolese Giuseppe Scarabelli. Lo conoscete? Ecco qualche dettaglio su di lui.
Giuseppe nasce a Imola il 15 settembre 1820. Pensate, quest'anno compirebbe ben 200 anni! Suo papà si chiama Giovanni ed è un medico. Sua mamma si chiama Elena Gommi Flamini ed è di nobile famiglia.

La passione per lo studio della terra, scrive Giuseppe, gliela trasmette suo padre Giovanni che lo portava spesso a fare passeggiate ed escursioni nel territorio vicino a Imola, insegnandogli a fare la prima cosa che ogni buon geologo deve fare: osservare.

Giuseppe vive e lavora nell'Ottocento e non ha a disposizione i tanti strumenti della tecnologia di oggi, ma possiede un buon occhio che sa osservare e un cervello fino che sa pensare. Queste sono doti che nessuna macchina può sostituire!

Nel nostro percorso alla scoperta della terra ci guida Scarabelli con i documenti utilizzati nella sua attività di geologo, paleontologo e archeologo conservati nel suo Archivio scientifico: appunti, manoscritti, taccuini, disegni, carte e sezioni geologiche, fotografie. Impareremo anche a riconoscere la sua calligrafia: sottile, inclinata a destra e non sempre di immediata lettura.

I documenti originali e importanti per la loro unicità sono stati donati da suo nipote Giovanni Toldo nel 1937 alla Biblioteca comunale di Imola dove sono conservati.

Pronti? Zaino in spalla. Si parte!


Imola ai tempi di Dante

Documenti dell'Archivio storico comunale di Imola

La documentazione del periodo medievale dell'Archivio storico comunale di Imola comprende 1413 documenti prodotti dalle magistrature cittadine di Imola.

Dalla prima attestazione della concessione alla comunità imolese di importanti diritti da parte del vescovo nel 1084, che sancisce la nascita del comune, fino alla diretta soggezione della città allo Stato pontificio, sancita dalla Bolla d'Oro, emanata da papa Giulio II il 4 novembre 1504.

Dalle antiche pergamene emerge vivace e laboriosa la vita quotidiana di Imola tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento.

Nei documenti privati, come le compravendite, sono custodite preziose informazioni sull’organizzazione dello spazio urbano con le sue contrade, sulla costruzione del Palazzo comunale e sulla sistemazione delle piazze.

Il Libro rosso, ossia il Registrum comunis Ymole del 1239, attesta i diritti della comunità imolese. Il Liber societatum  civitatis Imole, registro in pergamena del 1272, custodisce i nomi degli associati imolesi alle corporazioni di mestiere: i giudici con i medici e i notai, i macellai, gli agricoltori con i birocciai, i calzolai, i falegnami con i muratori, i lavoratori della canapa, i mercanti, i conciapelli, i fabbri. Le loro attività si concentrano nelle botteghe sotto i portici o in banchi provvisori nelle giornate di mercato, che ha il suo perno nelle piazze di Imola, nel cuore della città.

Gli Statuti comunali del 1334, base normativa per diversi secoli, regolamentano i tanti aspetti del vivere comune.

Percorso documentario realizzato in occasione delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri 1321-2021

consulenza scientifica
Tiziana Lazzari

testi
Federica Cavina, Simona Dall'Ara, Tiziana Lazzari

progetto grafico
Mannes Laffi / mudesign

fotografie
Gabriele Angelini, Daniele Ciccariello, Fausto Rivola

Grazie anche al contributo di
Istituto per i beni artisitici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna           
(LR 18/2000- Piano bibliotecario 2020)


Quel ponte di legno sul fiume Santerno

Attraversare il fiume: dalla barca alla pietra, passando dal legno

In principio era la barca, primo e unico mezzo con cui si attraversava il fiume Santerno per entrare in città. Per donne e uomini, animali, carri e merci era difficoltoso e pericoloso. Un papa rischiò la vita e ordinò la costruzione di un ponte in legno. Impresa straordinaria documentata dalle carte dell’Archivio storico comunale. Poi arrivò la modernità e insieme ad essa i mattoni.