La città dei matti

novembre 2008

Nel 2008 è ricorso il trentennale della legge Basaglia 180/1978 che ha decretato la chiusura dei manicomi. Tra Ottocento e inizio Novecento a Imola sono stati costruiti due importanti strutture manicomiali, il Manicomio centrale e il Manicomio dell'Osservanza. Le dimensioni e la portata di questi edifici è tale che possono essere definiti vere e proprie città nate all'interno della città. L'Archivio storico comunale di Imola ha in deposito dal 1985  parte dell'Archivio del Manicomio

 

 

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Pianta della città di Imola, 1809.
Incisione di Stefano Castellari su disegno di Giuseppe Magistretti.

La pianta mostra il volto di Imola all'inizio dell'Ottocento. Fuori porta Bologna è stato da poco costruito l'ospedale e alle sue spalle si estende un'ampia area coltivata su cui sarà successivamente realizzato il Manicomio. Fuori porta Montanara sorge l'antico convento dell'Osservanza attorno al quale sarà costruito alla fine del XIX secolo il secondo Manicomio della città.

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Cassiano Tozzoli. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.9.8.

Cassiano Tozzoli, classe 1785, è il fondatore dell'Asilo psichiatrico, il primo nucleo del Manicomio di Imola, inaugurato nel 1844. Tozzoli propone la costruzione dell'Asilo nel terreno adiacente all'ospedale, ma con accesso indipendente, e ne sottolinea l'ottima posizione in direzione delle colline.

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Felice Orsini, "Pianta del Manicomio centrale d'Imola e di una piccola parte dell'Ospedale civile", datata 1 giugno 1897. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

I numeri XI e XIII segnati in pianta con colorazione diversa corrispondono all'Asilo psichiatrico fondato da Tozzoli: dispone di 60 posti letto ed è il primo ad essere costruito in Romagna, non come reparto all'interno dell'ospedale, ma come struttura indipendente. Sin dal 1847 l'Asilo ospita degenti che provengono da altre province come Forlì, Ravenna, Ferrara.

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Luigi Lolli. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.9.8.

Luigi Lolli, nato a Riolo nel 1819, medico, è il fondatore e il direttore del Manicomio centrale e del Manicomio dell'Osservanza. Il Lolli è la mente e l'anima delle due strutture manicomiali sino alla sua morte avvenuta nel 1896.

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Pianta del pianterreno e del primo piano con destinazione d'uso degli ambienti del Manicomio centrale, datata 14 febbraio 1892. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

Il Manicomio centrale è costruito tra il 1869 e il 1880 su progetto dell'architetto Antonio Cipolla di Napoli. Come suggerito dal Lolli, la struttura è a padiglioni indipendenti disposti su tre linee parallele, con la capacità di 800 posti letto. La superficie complessiva di estensione del Manicomio è di 40.000 metri quadrati.

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Disegno dell'ingresso principale del Manicomio centrale. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

Il Manicomio è una struttura chiusa. E' un luogo nel cuore della città, ma sostanzialmente proibito. Una delle strutture visibili dall'esterno è l'ingresso.

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"Imola. Entrata al Manicomio provinciale". Imola, Carlo Barelli e figli, 1900. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 295bis.

Per accedere al Manicomio centrale si oltrepassa il ponte sopra il Canale dei mulini che all'inizio del Novecento scorre a cielo aperto. Ai lati dell'ingresso sono visibili gli stemmi di S. Maria della Scaletta a destra e del Comune a sinistra, mentre in alto si legge "Miseris succurrere disco". L'iscrizione fa parte del verso virgiliano "Non ignara mali, miseris succerrere disco" che significa "non ignara delle sventure, apprendo così ad aiutare gli infelici" (Eneide, I, 630). Oltre il muro si intravede il giardino.

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Ernesto di Sambuy, "Progetto di giardino per l'entrata sud al Manicomio d'Imola", datato Roma, 24 febbraio 1877. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

La progettazione del giardino è affidata a Ernesto di Sambuy che nel 1877 ha all'attivo la progettazione dei giardini Margherita di Bologna. Nel disegno sono indicate le specie arboree che, distribuite con grande precisione, dovranno essere presenti, tra cui quercia, acacia, pino, platano, ippocastano, magnolia.

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"Imola. Ingresso Manicomio provinciale". Imola, Vespignani, 1900. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 296.

La cartolina mostra la portineria dell'ingresso laterale del Manicomio centrale adiacente alla rocca sforzesca. Mentre la cancellata non c'è più, la portineria con diversa destinazione d'uso è ancora oggi esistente.

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Felice Orsini, "Pianta del Manicomio centrale d'Imola e di una piccola parte dell'Ospedale civile", datata 1 giugno 1897. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/28.

Nel decennio 1881-1890 i degenti del Manicomio centrale provengono da diverse province tra cui Modena, Arezzo, Bari e Milano. Lo spazio non è più sufficiente. Il Lolli inizia la costruzione del Manicomio dell'Osservanza, nato come appendice del centrale. Nel 1897 il Comune di Imola decide di vendere il centrale alla Provincia di Bologna. La pianta realizzata dall'ingegnere comunale Orsini è allegata all'atto di vendita. Rimane di proprietà comunale l'Osservanza che all'inizio del Novecento è ampliato.

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Felice Orsini, "Progetto di ampliamento, modificazione, risanamento del Manicomio dell'Osservanza in Imola", datato 15 luglio 1898. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/27.

L'area su cui sorge il Manicomio dell'Osservanza, compresa la colonia agricola, è di circa 75.000 metri quadrati. La struttura, che riesce a ospitare sino a 1000 degenti, è a padiglioni indipendenti. Il sistema, ideato dall'Accademia delle Scienze di Parigi, risale al 1788, ma all'inizio del Novecento è ritenuto ancora il più completo e perfetto.

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Felice Orsini, "Progetto e preventivo di spesa per la costruzione di uno stabilimento bagni e cure idroterapiche", datato 27 marzo 1901. Bim, Ospedale psichiatrico, busta 40/27.

La progettazione dell'ingegnere comunale Orsini comprende anche la realizzazione di uno stabilimento per i bagni e le cure idroterapiche per i degenti, generalmente presente nelle strutture manicomiali. Tra le pratiche terapeutiche maggiormente utilizzate per le malattie mentali l'idroterapia occupa un posto rilevante.

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Veduta aerea del Manicomio dell'Osservanza. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.1.74b.

La fotografia mostra l'estensione della struttura del Manicomio costruita attorno all'antico convento. La lavanderia è posta subito dopo l'ingresso. A destra si estende l'area coltivata e gli edifici dove i degenti svolgono diverse mansioni lavorative. In fondo al cortile principale è riconoscibile lo stabilimento dei bagni e delle cure idroterapiche.

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Veduta aerea del Manicomio dell'Osservanza. Bim, Fondo iconografico, 19.1.2.1.73b.

La fotografia mostra in primo piano la casa colonica e i campi coltivati dai degenti. Anche il lavoro soprattutto dei campi è inteso come importante terapia nella cura dei malati.

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"Imola. Manicomio dell'Osservanza. Veduta generale". Imola, Cartoleria Pasini e figlio, 1932. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 291bis.

Un'altra immagine del Manicomio dell'Osservanza vista dalla rocca sforzesca. A sinistra è riconoscibile la torre di uscita del vapore prodotto dalla lavanderia.

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"Imola. Manicomio Osservanza". Torino, Diena Industrie Artistiche Riunite, 1900. Cartolina postale. Bim, Fondo iconografico, fotocarto, album 1, n. 292.

Se dalla didascalia della cartolina non sapessimo che si tratta del Manicomio dell'Osservanza, si potrebbe pensare alla veduta di un viale cittadino qualsiasi. Una della caratteristiche principali delle due strutture manicomiali di Imola è proprio la loro straordinaria dimensione, se rapportata all'estensione complessiva della città tra Otto e Novecento.